Quando la scrittura diventa viaggio: la 5D vince il Premio “Lucius Calidius” con O.D.I.S.S.E.A.

Quando la scrittura diventa viaggio: la 5D vince il Premio “Lucius Calidius” con O.D.I.S.S.E.A.

Un viaggio nato tra i banchi di scuola, costruito parola dopo parola attraverso il confronto, l’ascolto e la scrittura collettiva, ha portato la classe 5D della Scuola primaria “Giovanni Paolo II” dell’Istituto Comprensivo “Leopoldo Montini” a conquistare il primo premio nella sezione “Narrativa Bambini” dell’VIII edizione del Premio Letterario “Lucius Calidius – Macchia d’Isernia” con un racconto dal titolo Odissea.

Il prestigioso concorso, promosso dal Comune di Macchia d’Isernia con il patrocinio della Provincia di Isernia e della Regione Molise, rappresenta una realtà culturale consolidata nel panorama nazionale e coinvolge ogni anno autori provenienti da diverse regioni italiane. In questo contesto, la vittoria della 5D assume un significato particolarmente importante, perché premia non solo un racconto ma un intero percorso educativo.

Odissea non è infatti il frutto del lavoro di un singolo autore ma di una comunità di bambini che, nel corso dei cinque anni della scuola primaria, ha fatto della scrittura collettiva una pratica costante di crescita, partecipazione e costruzione condivisa del pensiero. Alla base del percorso vi è un’idea educativa profondamente legata al pensiero di Don Lorenzo Milani: dare la parola ai bambini significa renderli protagonisti del proprio apprendimento e della realtà che li circonda. La scrittura diventa così uno strumento per riflettere, dialogare, ricordare, immaginare e dare forma alle proprie emozioni. Per cinque anni, sulla cattedra della classe, è rimasto un barattolo con la scritta latina Nulla dies sine linea (nessun giorno senza scrivere una riga). Molto frequentemente gli alunni pescavano una traccia e si mettevano a scrivere: pensieri, racconti, riflessioni, immagini. La parola è diventata un’abitudine, uno spazio di libertà e di espressione.

Da questa esperienza è nato Odissea, un racconto realizzato attraverso l’utilizzo delle carte di Propp, strumento che ha aiutato gli alunni a costruire personaggi, prove, antagonisti e trasformazioni. Prima ancora della scrittura, però, c’è stato un grande foglio A3 posto al centro dell’aula, sul quale i bambini hanno annotato tutto ciò che aveva lasciato un segno nel loro cuore durante il percorso scolastico: la Shoah, l’arte, i sogni, il perdono, San Francesco, Liliana Segre, Omero, Gianni Rodari, Gian Giacomo Feltrinelli, Nelson Mandela, l’autismo, il bullismo, le creature fantastiche, la lentezza, San Giuliano di Puglia e molte altre esperienze significative. Quelle parole sono diventate terre narrative da attraversare. Così, nel racconto, le Muse vengono liberate dalla loro immobilità, la Terra dell’Arte si intreccia alla memoria della Shoah, Gian Giacomo Feltrinelli diventa simbolo della forza rivoluzionaria della parola scritta, mentre la Terra del Nulla dies sine linea celebra il valore della scrittura e degli scrittori.

Tra i momenti più intensi dell’opera vi è quello dedicato a San Giuliano di Puglia, una presenza che ha accompagnato gli alunni durante tutto il percorso della Scuola primaria. Nel loro viaggio immaginario, i protagonisti raggiungono una terra devastata dal terremoto: la nebbia avvolge le macerie, il paese sembra perduto e tre compagni rischiano di annegare. Quando ogni speranza appare svanita, dalla scuola distrutta si alzano in volo ventisette figure luminose che dissolvono la nebbia e riportano in salvo i bambini. L’intero equipaggio della mongolfiera esprime allora un unico desiderio condiviso e, come per incanto, San Giuliano torna a vivere, il paese risorge e i bambini salutano felici dal cortile della scuola. Non è soltanto un episodio fantastico. Attraverso la narrazione, gli alunni hanno voluto rendere omaggio ai ventisette bambini e alla maestra che persero la vita nel terremoto del 2002, donando loro, almeno nel mondo della fantasia, quella seconda possibilità che la realtà non ha potuto concedere. Un passaggio che testimonia quanto la memoria di San Giuliano sia entrata a far parte del loro percorso umano e scolastico.

Il viaggio si conclude nell’Isola del Perdono, ispirata alla figura di San Francesco, dove perfino Omero comprende che la vera grandezza non nasce dalla gloria, ma dalla capacità di sacrificarsi per gli altri. A racchiudere il significato dell’intera esperienza è l’acrostico che dà il titolo all’opera:

Oltre ogni fantasia si è spinto il nostro viaggio

Diverse terre abbiamo visitato con il nostro equipaggio

Inaspettate avventure si sono presentate e

Sogni comuni si sono realizzati dando

Seconde e uniche possibilità che hanno suscitato

Emozioni che tutti rivivranno

Attraverso il potere della narrazione

Parole che raccontano non soltanto una storia fantastica, ma cinque anni di esperienze scolastiche rielaborate attraverso la scrittura.